La mostra


Afghanistan, 1980


Srinagar Kashmir, 1996

Steve McCurry è uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea ed è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani, che nelle sue fotografie riconoscono un modo di guardare il nostro tempo e, in un certo senso, “si riconoscono”. In ogni scatto di Steve McCurry è racchiuso un complesso universo di esperienze e di emozioni e molte delle sue immagini, a partire dal Ritratto di Sharbat Gula, sono diventate delle vere e proprie icone, conosciute in tutto il mondo.

La mostra comprende una selezione di oltre 250 opere di grandi formati fra le fotografie più famose, scattate nel corso della sua carriera più che trentennale, ma anche alcuni dei suoi lavori più recenti e altre foto non ancora pubblicate nei suoi numerosi libri. Il percorso di visita si apre con una sezione inedita di foto in bianco e nero scattate da Steve McCurry tra il 1979 e il 1980 nel suo primo reportage in Afghanistan, dove era entrato insieme ai mujaheddin che combattevano contro l’invasione sovietica e si conclude con alcune foto recentissime, ovviamente a colori, scattate proprio in Afghanistan, incorniciando così il racconto di una lunga avventura dedicata alla fotografia.

Oltre a presentare una ampia e aggiornata selezione della produzione fotografica di Steve McCurry, la rassegna intende raccontare l’avventura della sua vita e della sua professione. Per seguire il filo rosso delle sue passioni, per conoscere la sua tecnica ma anche la sua voglia di condividere la prossimità con la sofferenza e talvolta con la guerra, con la gioia e con la sorpresa. Per capire il suo modo di conquistare la fiducia delle persone che fotografa: «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te».

Biografia

Da circa 30 anni, Steve McCurry è considerato una delle voci più autorevoli della fotografia contemporanea. La sua maestria nell'uso del colore, l'empatia e l'umanità delle sue foto fanno sì che le sue immagini siano indimenticabili. Ha ottenuto copertine di libri e di riviste, ha pubblicato svariati libri e moltissime sono le sue mostre aperte in tutto il mondo.

Nato nei sobborghi di Philadelphia, McCurry studia cinema e storia alla Pennsylvania State University prima di andare a lavorare in un giornale locale. Dopo molti anni come freelance, McCurry compie un viaggio in India, il primo di una lunga serie. Con poco più di uno zaino per i vestiti e un altro per i rullini, si apre la strada nel subcontinente, esplorando il paese con la sua macchina fotografica.

Dopo molti mesi di viaggio, si ritrova a passare il confine con il Pakistan. Là, incontra un gruppo di rifugiati dell'Afghanistan, che gli permettono di entrare clandestinamente nel loro paese, proprio quando l'invasione russa chiudeva i confini a tutti i giornalisti occidentali. Riemergendo con i vestiti tradizionali e una folta barba, McCurry trascorre settimane tra i Mujahidin, così da mostrare al mondo le prime immagini del conflitto in Afghanistan, dando finalmente un volto umano ad ogni titolo di giornale.

Da allora, McCurry ha continuato a scattare fotografie mozzafiato in tutti i sei continenti. I suoi lavori raccontano di conflitti, di culture che stanno scomparendo, di tradizioni antiche e di culture contemporanee, ma sempre mantenendo al centro l'elemento umano che ha fatto sì che la sua immagine più famosa, la ragazza afgana, fosse una foto così potente.

McCurry è stato insignito di alcuni tra i più importanti premi della fotografia, inclusa la Robert Capa Gold Medal, il premio della National Press Photographers e per quattro volte ha ricevuto il primo premio del concorso World Press Photo. Il ministro della cultura francese lo ha nominato cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere e, più recentemente, la Royal Photographic Society di Londra gli ha conferito la Centenary Medal for Lifetime Achievement.

McCurry ha pubblicato molti libri, tra cui The Imperial Way (1985), Monsoon (1988), Portraits (1999), South Southeast (2000), Sanctuary (2002), The Path to Buddha: A Tibetan Pilgrimage (2003), Steve McCurry (2005), Looking East (2006), In the Shadow of Mountains (2007), The Unguarded Moment, (2009), The Iconic Photographs (2011), Untold: The Stories Behind the Photographs (2013), From These Hands: A Journey Along the Coffee Trail (2015), and India (2015).

Sede

La reggia di Venaria Reale è una delle Residenze Sabaude iscritta nella Lista del Patrimonio UNESCO dal 1997; fu progettata dall'architetto Amedeo di Castellamonte nella seconda metà del XVII secolo su commissione del duca Carlo Emanuele II che intendeva farne la base per le battute di caccia nella brughiera collinare torinese.

I lavori vennero progettati dal 1658 ed affidati agli architetti Amedeo di Castellamonte e Michelangelo Garove. L'opera si protrasse nel tempo fino almeno al 1675, quando il borgo di Venaria e il Palazzo erano già in buona parte completati: in particolare, la reggia di Diana, cuore della struttura. In ogni caso, i lavori non si fermarono e, anzi, continuarono col tempo: dopo che il 1º ottobre 1693 i francesi distrussero alcune costruzioni, Vittorio Amedeo II commissionò un ulteriore intervento sulla reggia che venne ristrutturata secondo i canoni francesi.

Ulteriori danni vennero inflitti durante l'Assedio di Torino del 1706, quando i francesi di Louis d'Aubusson de la Feuillade vi presero dimora, danneggiando molte strutture destinate, in questo periodo, alla soldataglia: Vittorio Amedeo II, data la morte del Garove, affida il progetto a Filippo Juvarra. Anche durante la dominazione napoleonica la reggia subì una serie di trasformazioni, in particolare i giardini, distrutti per farne una piazza d'armi: l'intero complesso, infatti, venne trasformato in caserma e, con la Restaurazione, questa destinazione fu mantenuta. Nel periodo che va dalla fine delle guerre napoleoniche fino al 1978 la reggia fu utilizzata a fini militari causandone un progressivo degrado.

Nel 1978 la reggia venne ceduta alla Soprintendenza per i lavori di restauro. Una vibrante e argomentata esortazione ad avviare senza indugi i necessari radicali restauri del manufatto venne da Federico Zeri che, in una trasmissione televisiva dedicata alla Venaria, mostrò al grande pubblico lo stato di intollerabile degrado in cui versava il sito. Nel 1998 ebbe inizio l'imponente opera di restauro con lo sblocco dei fondi nazionali ed europei. L'apertura del complesso si è tenuta il 13 ottobre 2007.

Multimedia

Info


Afghanistan, 1979

IL MONDO DI STEVE MC CURRY

Reggia di Venaria – Citroniera delle Scuderie Juvarriane
Piazza della Repubblica, 4 - Venaria Reale (TO)

1 Aprile – 16 ottobre 2016

Informazioni e prenotazioni

Tel. +39 011 4992333 - sito web: www.lavenaria.it

Orari

Da martedì a venerdì ore 9.00 – 17.00
Sabato, domenica e festivi ore 9.00 – 19.00
Lunedì chiuso
La biglietteria chiude un’ora prima
Si informano i gentili visitatori che domenica 17 Luglio 2016, la mostra resterà chiusa a causa di uno sciopero del personale.

Festività

Lunedì 25 Aprile 9.00 – 19.00
Domenica 1 Maggio 9.00 – 19.00
Giovedì 2 Giugno 9.00 – 19.00
Lunedì 15 Agosto 9.00 – 19.00

Biglietti

Tutti i biglietti includono l’audioguida della mostra disponibile in italiano ed in inglese. Il servizio di prenotazione è gratuito.
Intero € 12,00
Ridotto € 10,00 (per maggiori di 65 anni, gruppi di almeno 12 visitatori, apposite convenzioni)
Ridotto speciale € 6,00 (per scuole e giovani fino a 26 anni)
Tutto in una Reggia € 25,00 (consente l’ingresso alla mostra, alla Reggia e ai Giardini)
Gratuito (per minori di 6 anni, disabili e un accompagnatore, due insegnanti per scolaresca, possessori della Card Musei del Piemonte e della Torino Card)

Ufficio Stampa


Nuristan, Afghanistan, 1979

Civita

Ombretta Roverselli
Tel. 02 43353527
@mail: roverselli@civita.it

Barbara Izzo - Arianna Diana
Tel. 06 692050220-258 Mobile 348-8535647
@mail: izzo@civita.it

Venaria Reale

Comunicazione e Stampa La Venaria Reale
Tel. +39 011 4992300
@mail: press@lavenariareale.it

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